Elezioni Maggio 2012

24 January 2013
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maggio2012ELEZIONI DI MAGGIO ’12: PERCHE’ NON APPOGGIAMO NESSUNA LISTA
Dopo circa due anni dalle ultime elezioni, ecco un altro appuntamento con questo termometro dei rapporti sociali esistenti nel Paese, che serve anche come verifica del consenso alla maggioranza di governo, pur se, come ora, si tratta di elezioni amministrative. Questa volta, eliminata per legge l’elezione diretta dei consiglieri provinciali, si tratta solo di Consigli Comunali, molti piccoli e qualcuno più grande, ma resta la politica nazionale l’interesse prevalente.
La drammaticità della crisi attuale, che è crisi del capitalismo, è sempre più evidente per i lavoratori, ed i proletari in genere, che ne subiscono le conseguenze, anche se, non andando troppo per il sottile, vengono spesso colpiti anche settori di piccola borghesia. Sul piano istituzionale, per la scarsa credibilità internazionale raggiunta dal Governo Berlusconi, anche per le situazioni “da operetta” propinate al mondo intero dal premier, peraltro risultato, a volte, poco efficiente per il capitale, si è avuta la successione con Monti, uomo “super partes”, della finanza europea, indicato dalla B.C.E. e dagli altri poteri forti, nominato prima, ad hoc, “senatore a vita” da Napolitano. Una perdita della formale sovranità nazionale è il minimo prezzo che poteva richiedere la, pur contraddittoria, formazione del neo-imperialismo continentale in Europa! Un simile governo esplicita sempre più chiaramente il primato dell’economia sulla politica: si deve fare ciò che serve al capitale per mantenere questo sistema sociale, con i suoi precisi ruoli; il gioco partitico tra “maggioranza” ed “opposizione” sul piano nazionale non stava garantendo più. Ai principali partiti della borghesia non è rimasta che l’alleanza, ed è così che Monti è sostenuto in Parlamento dal triumvirato Alfano (PdL), Bersani (PD), Casini (UDC): l’ABC della politica attuale! Il “nuovo” governo si è messo subito al lavoro, ed è così che, dopo gli “antipasti” di manovre finanziarie successive che impoverivano il proletariato, con la scusa del “debito sovrano”, il vecchio debito nazionale, consolidato per salvare i principali trust (banche + colossi industriali), è arrivata ai lavoratori la prima grossa mazzata: la controriforma delle pensioni, la peggiore, da quando, da almeno 35 anni, hanno cominciato a ridurne la consistenza ed il potere di acquisto. Ora, mentre lascia tempo ai sindacati per fare ingoiare ai lavoratori anche la definitiva approvazione della controriforma del mercato del lavoro (con annessa destrutturazione dell’art.18
dello S.d.L.), facendo fiaccare la loro volontà di lotta, che viene indirizzata in modo inefficace, il Governo imperversa, lasciando libero sfogo all’odio di classe: ha presentato progetti per far pagare l’IMU (la nuova tassa sulla casa) ad anziani e disabili ricoverati in case di cura ed il ticket sanitario ai disoccupati!! Ad aiutarlo un coro unanime di media, che avallano le loro minacce (perché, di fatto, di queste si tratta) di “finire come in Grecia”…
Le posizioni del P.D., aldilà degli aggiustamenti elettoralistici e delle tattiche di “apertura a sinistra” di Bersani, che si spingono sul piano di un malinteso “modernismo”, si esprimono, in buona sostanza, sullo stesso piano di quelle del P.d.L. e del “Terzo Polo” di Casini, convergendo, nel concreto, su tutto. La realtà, a troppi compagni ancora non chiara, è che il PD è impermeabile alla mobilitazione classista dei lavoratori, in quanto persegue intenti di segno opposto! L’Italia
dei Valori, sua alleata, che, però, ha “raccolto il testimone” dell’antiberlusconismo della borghesia “onesta” ed “illuminata”, condito di giustizialismo, punta a cancellare sul piano istituzionale ogni, eventuale e residuo, intento riconducibile alla visione di classe.
E’ importante oggi considerare anche la diffusa presenza elettorale del “Movimento 5 Stelle” di Beppe Grillo, riunito attorno alla sua figura carismatica di “uomo delle verità”, che, ponendosi come “alternativa” ai tre “poli” parlamentari, propugna (come se fosse possibile in questo sistema sociale…) un’economia al servizio “del cittadino”, ma che rappresenta una versione moderna di populismo eclettico.
Il recente “rimescolamento di carte” all’interno della Sinistra (extraparlamentare suo malgrado), è avvenuto senza alcun serio processo di autocritica, perfino sulle partecipazioni alle azioni di guerra. Il ceto politico in crisi si è, così, ricomposto sostanzialmente in due forze politiche:
“Sinistra, Ecologia e Libertà” (SEL), che si è caratterizzata come “il Partito di Vendola”, fedele scudiero del P.D., dal quale, in pratica, si differenzia solo con il suo consenso…., e la “Federazione della Sinistra”, che nasce sostanzialmente dalla riaggregazione tra il PRC di Ferrero ed il PdCI di Diliberto, condita con “Socialismo 2000” di Salvi, attuale presidente della Federazione, ed il Partito del Lavoro di Patta (che appoggia la maggioranza dentro la CGIL). Se da un lato l’abbandono del termine “radicale”, da tempo inopportuno, e l’impressione di una “nuova coalizione” possono fare
presa, dall’altro la totale continuità con i comportamenti “governisti”del passato, sul piano locale (che per loro è l’unico piano, attualmente), dove si digerisce persino l’UDC di Casini, neutralizza qualsiasi remora di appoggio, anche “critico”. E’ assente nella “Federazione” ogni concreto segnale di ripensamento delle passate esperienze, ed anzi viene praticata anche da essa la, ormai ubiquitaria, totale divaricazione fra ciò che si dice e ciò che si fa. In sostanza, entrambe le forze di sinistra non danno adeguate garanzie di opposizione di classe, né sul terreno sociale e nemmeno su quello istituzionale, ad entrambi i principali partiti espressione dell’imperialismo italiano, il P.D. ed il P.d.L.
La cosa che dispiace, però, è che al rimpasto dei ceti politici fa da complemento una confermata adesione del corpo militante, che, perlomeno nella sua parte non arrivista, potrebbe, invece, confrontarsi con una dimensione di lotta non fondata sulla delega, né finanziata dallo Stato. La irreversibile vocazione istituzionale del ceto politico delle due “nuove” liste di Sinistra, il cui orizzonte ultimo era e resta il Parlamento, ci induce, per chiarezza politica e di prospettiva, a
non considerare come accettabile il voto ad esse. Prolificano poi le liste che traducono sul piano elettorale “movimenti” prevalentemente virtuali; spesso si tratta di comitati locali, aggregati su presupposti interclassisti, che ricordano alla
lontana movimenti reali, e che, spesso, si occupano di ambiente da angolature particolaristiche. Si tratta di intellettuali borghesi, il cui sbocco “naturale” non può che essere quello elettorale, ma anche di piccolo-borghesi, magari qualunquisti, e non indifferenti, visti i tempi, ad acquisire i privilegi della “casta politica”: le cosiddette “liste civiche” fanno per loro.
Di fronte ad un simile panorama, potrebbe forse oggi avere un senso, sul piano locale, come riferimento in controtendenza, una aggregazione unitaria tra le poche forze classiste esistenti, che,

1) rifiutando ogni accordo con forze borghesi, ogni politica di “fronte popolare”, sia in grado di esprimere, oltre che

2) una pratica di intervento reale, radicato e riconosciuto, nei principali settori della classe,

3) una “massa critica” tale da risultare credibile verso i lavoratori ed il proletariato in genere.

Sono tre condizioni tutte necessarie, ma, da sole, non sufficienti, perché l’assenza di una sola di esse ripropone un rapporto diseducativo sulle priorità verso l’elettorato proletario e, soprattutto, verso il corpo militante.
In realtà, escludendo “Sinistra Critica”, una aggregazione contraddittoria e movimentista, che ricalca sostanzialmente l’immagine del PRC di qualche anno fa, mantenendo spesso rapporti privilegiati con quello attuale, nonché altre piccole realtà che ripropongono vecchie impostazioni perdenti, restano da considerare due piccole formazioni, molto “autocentrate” e che si definiscono trotzskyiste, da un lato il P.C.L. (Partito Comunista dei Lavoratori) di Ferrando, dalle posizioni spesso solo propagandistiche, ed, a volte, eclettiche, sicuramente elettoralista, più “di opinione” che con una presenza militante, anche se diffusa in diverse zone del Paese, e che punta sempre ad una forte visibilità mediatica del proprio leader, e dall’altro il P.d.A.C. (Partito di Alternativa Comunista) di Ricci, più ortodosso verso il trotzskyismo, ma anche più localizzato dell’altro.
Nel contesto dato, abbiamo deciso, dunque, di annullare la scheda e/o, comunque, di non votare anche a queste elezioni, continuando a lavorare per l’unità di classe e contro ogni svendita delle conquiste dei lavoratori, per l’opposizione all’imperialismo europeo, in particolare quando si esprime a livello nazionale o locale.
Anche se tutto quanto detto finora lascia intendere oggi come inopportuno il voto, anche alle amministrative, in generale non ci sentiamo di escludere per situazioni di altri territori di valutare l’eventualità di votare sul piano locale una singola forza, o, meglio così, un aggregato di forze, classista, in relazione a come si muove su quel piano, che deve restare prioritario anche durante una “campagna elettorale”, con quale radicamento, quali criteri ed in quale ottica, fermo restando che non si tratta certo di seminare illusioni sulla possibilità per i lavoratori ed i proletari in genere, di ottenere la soluzione radicale dei loro problemi all’interno di questo quadro socioeconomico capitalistico.

Vedì l’allegato

http://www.alternativadiclasse.it/wp-content/uploads/2013/01/ELEZIONI-DI-MAGGIO-12.pdf