Acqua pubblica no alle Spa

24 January 2013
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acqua2E’ ormai imminente la FUSIONE PER INCORPORAZIONE DI ACAM S.p.A. IN HERA, uno dei colossi italiani misti fra pubblico e privato, che ambisce a divenire multinazionale. Tale fusione comporterà lo spostamento fuori regione dei centri decisionali, il “ridimensionamento occupazionale” (leggi: licenziamenti comunque, magari più o meno “soft”…), acqua (ed altri servizi) di qualità peggiore e nuovi aumenti tariffari. HERA, quotata in Borsa, persegue come primo obiettivo una “strategia di crescita Multi-business (vedi sul sito-web la “mission” della holding Hera)” sul mercato, con più “creazione di valore”: per essa la cosa principale è di fare maggiori profitti per i suoi soci! e non di garantire il diritto sociale all’acqua!!
Quanto sopra è perfettamente in linea con gli obiettivi sia del Governo Berlusconi, che della “opposizione” parlamentare, entrambi ligi alle direttive della Banca Centrale Europea (B.C.E.).
Essa, infatti, volendo mantenere alla UE il primato mondiale sul mercato dei servizi, indirizza i “Paesi membri” verso la “liberalizzazione” di quelli locali. Ciò anche a costo di negare le stesse leggi nazionali! E’ noto, infatti, che qui in Italia i referendum di Giugno hanno sancito, almeno “sulla carta”, la fine del 7% di profitti garantiti ai gestori dell’acqua (le S.p.A.) ed il ritorno alla gestione pubblica per i “servizi locali” (acqua, rifiuti, gas, ecc.)!
A livello nazionale il Forum per l’Acqua pubblica, di cui fa parte anche il Comitato spezzino “Acqua: Bene Comune” (nel quale siamo presenti), giustamente si oppone alle direttive della Banca Centrale Europea, partecipando alle mobilitazioni contro i suoi diktat. Inoltre sta per dare il via alla Campagna di “obbedienza civile” per l’autoriduzione del 7% dalle bollette dell’acqua, visto il grave “ritardo” delle istituzioni ad adeguarsi al risultato referendario! Ritardo peraltro prevedibile, visto che tale adeguamento avrebbe portato un po’ di sollievo per i ceti meno abbienti, già tassati e tartassati in ogni modo: QUALCUNO DEVE PAGARE LA CRISI, MA, per chi governa, DI CERTO NON BANCHE E FINANZIERI, grossi azionisti delle holding !!
Ci si deve allora, da subito, organizzare collettivamente sul territorio, per cominciare a DISDIRE LA DOMICILIAZIONE BANCARIA DELLE BOLLETTE DELL’ACQUA, iniziando, così, ad intaccare gli interessi di ACAM S.p.A. e delle banche!! Il debito di ACAM S.p.A. (dovuto a speculazioni “sbagliate”) lo hanno pagato finora le utenze domestiche (che non possono fare a meno dell’acqua) e lo continueranno esse a pagare attraverso i Comuni: ad una nuova società consortile verrebbe ceduta la proprietà delle reti idriche insieme al debito ! Ad HERA, nel contempo, il “gioiellino risanato”! E’ facile capire che non si tratta di una bella prospettiva, ma l’arma usata da politici affaristi (od aspiranti tali) resta il consueto ricatto
occupazionale; chiedono, strumentalmente: “…e che fine farebbero senza HERA gli attuali lavoratori di ACAM S.p.A.?”
La RISPOSTA è su tre livelli:
1) l’incorporazione in HERA S.p.A. già prevede un “dimagramento” di quasi 200 dipendenti;
2) a Napoli sta già avvenendo, invece, il passaggio al sistema pubblico senza grossi traumi;
3) se ci fosse la volontà politica, anche qui una nuova azienda speciale dei Comuni (appena costituita) dovrebbe organizzarsi subito, assumendo tutto l’attuale personale di ACAM S.p.A., in liquidazione, dando, così, il benservito anche alle banche!
– ESIGIAMO DAPPERTUTTO ACQUA DI BUONA QUALITA’ A PREZZO POLITICO DAI RUBINETTI DI CASA !
– RIFIUTIAMO LA TRUFFA DELLE “ACQUE IN BOTTIGLIA” !
– ORGANIZZIAMO IL CONTROLLO SOCIALE COLLETTIVO SULLE RISORSE IDRICHE !

Secondo articolo sull’acqua

http://www.alternativadiclasse.it/wp-content/uploads/2013/01/ACQUA-PUBBLICA-NO-ALLE-S.p.A..pdf